Calendario rivoluzionario sovietico
ciclo a 5 colori (1 ottobre 1929 – 30 novembre 1931)
Poco tempo dopo la Rivoluzione d'ottobre del 1917, Lenin decise di cambiare il calendario in vigore in Unione Sovietica dal calendario giuliano al calendario gregoriano
Il tentativo di introdurre un vero calendario "rivoluzionario" con 12 mesi da 30 giorni fu proposto nel 1930 ma respinto, perché avrebbe disallineato l'URSS dal resto del calendario usato in Europa.
Settimana di produzione continua
Nel 1929 l'URSS abolì la settimana di sette giorni e la sostituì con una di cinque giorni, con ogni giorno codificato a colori. Ogni lavoratore veniva assegnato a uno dei 5 gruppi (giallo, rosa, rosso, viola e verde)* e il colore assegnato a ciascun operaio indicava quando gli toccava riposare.
La logica era che mentre i lavoratori avevano bisogno di riposo, le macchine no; pertanto, programmare i giorni di riposo dei lavoratori in modo da mantenere le fabbriche costantemente in funzione avrebbe permesso di produrre di più in meno tempo. Inoltre, il cambiamento era vantaggioso per il movimento antireligioso, poiché le domeniche e le festività religiose diventavano giorni lavorativi.
I giorni festivi nazionali, di riposo per tutti, erano cinque:
la festa di Lenin, il 22 gennaio
la festa del lavoro (due giornate, il 1°-2 maggio);
la festa dell'industria (due giornate, il 7-8 novembre).
Il sistema si rivelò però impopolare e problematico: spesso capitava che marito e moglie appartenessero a gruppi di colore diversi e quindi non avessero giorni liberi comuni, complicando la vita familiare e sociale, oltre a creare problemi di manutenzione dei macchinari mai fermati.
Per questo già dal 1931 (1 dicembre 1931 - 26 giugno 1940) si passò a una settimana di sei giorni con un comune giorno di riposo ogni 6°, 12°, 18°, 24° e 30° giorno del mese. Il trentunesimo giorno venne tenuto al di fuori di questo sistema e utilizzato come festa o giorno lavorativo, a seconda dei mesi.
Nel 1940 si tornò definitivamente alla settimana tradizionale di sette giorni.
*le fonti non concordano, né sull'ordine né sui colori esatti.